Scriminanti, atti arbitrari e qualifica di pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato | Filodiritto https://share.google/JCC6XGpmW0X5LBYIa
Cassazione n. 31365/2022: la scriminante della reazione ad atti arbitrari e prepotenti del pubblico ufficiale (art. 393-bis c.p.)
CONTENUTO
Il quadro normativo delineato dall’art. 393-bis c.p. stabilisce una causa di esclusione della punibilità per chi reagisce a reati quali la resistenza o la violenza a pubblico ufficiale, qualora il pubblico agente abbia dato causa all’evento compiendo atti arbitrari.
Secondo il materiale di ricerca, affinché operi tale scriminante, è necessario che il pubblico ufficiale (o l’incaricato di pubblico servizio) ecceda i limiti delle proprie attribuzioni agendo con sopruso, capriccio o prepotenza. La giurisprudenza di legittimità ha precisato i requisiti per la configurabilità dell’arbitrarietà:
- Illegittimità oggettiva: l’atto deve essere viziato da incompetenza o eccesso di potere.
- Travalicamento delle funzioni: deve sussistere un consapevole superamento dei limiti funzionali, indipendentemente dalla consapevolezza dell’agente circa l’illiceità dell’atto.
- Proporzione e adeguatezza: la reazione del privato deve essere sempre commisurata all’iniziativa assunta dal pubblico ufficiale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31365 del 22/08/2022, ha ulteriormente esteso l’applicazione di questo principio. Seguendo un orientamento costituzionalmente orientato, la Suprema Corte ha stabilito che non è sufficiente la mera eccedenza dalle attribuzioni, ma è necessaria una condotta del pubblico dipendente improntata alla vessazione.
CONCLUSIONI
L’effetto pratico di questo orientamento è lo spostamento del focus dall’astratta regolarità formale dell’atto al comportamento materiale del pubblico ufficiale. Se l’azione amministrativa, pur apparentemente legittima, viene esercitata con modalità prepotenti o vessatorie, il privato che oppone resistenza (in modo proporzionato) non è punibile ai sensi dell’art. 393-bis c.p..
IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA
- Per il Dipendente: è fondamentale che l’esercizio del potere pubblico sia sempre improntato ai canoni di correttezza e distacco professionale. Il ricorso a modalità d’azione percepite come “capricciose” o “vessatorie” fa venir meno la speciale protezione penale accordata ai pubblici ufficiali, esponendo il dipendente a rischi non solo fisici, ma anche a potenziali profili di responsabilità disciplinare per aver causato, con il proprio comportamento arbitrario, il venir meno della tutela dell’Amministrazione.
- Per il Concorsista: il tema ricade nell’ambito del Diritto Penale (Delitti contro la Pubblica Amministrazione) e presenta forti collegamenti con il Diritto Amministrativo, in particolare con le figure sintomatiche dell’eccesso di potere e il principio di legalità dell’azione amministrativa.
PAROLE CHIAVE
Art. 393-bis c.p., atto arbitrario, pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, eccesso di potere, vessazione, Cassazione 31365/2022.
ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI
- Art. 393-bis Codice Penale: Disciplina l’esclusione della punibilità per i fatti commessi contro il pubblico ufficiale che abbia dato causa ad essi eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.
- Sentenza Corte di Cassazione n. 31365 del 22/08/2022: Pronuncia che amplia l’ambito della scriminante dell’atto arbitrario, richiedendo una condotta vessatoria per l’esclusione della punibilità della reazione del privato.
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