Abuso edilizio su sedime demaniale - Demanio Idrico

Buongiorno, ripropongo il tema a cui ha risposto l’AI senza fornire chiarimenti in merito a quanto richiesto.
Vorrei chiedere se qualcuno, per cortesia, può postare una ordinanza di demolizione delle opere abusive e rispristino dei luoghi relativamente a manufatti edificati su demanio idrico. Io penso che debba applicarsi l’art. 35 del TUE, in quanto norma speciale, però non so se in caso di inottemperanza alla demolizione, in analogia a quanto previsto dall’art. 31, si possa applicare il relativo comma 4-bis, comminando la sanzione massima di € 20.000 in quanto il terreno è vincolato. La giurisprudenza è ondivaga, posto che si dividono in favorevoli e contrari alla sua applicazione. Se qualcuno può aiutarmi ringrazio sin d’ora

Abuso Edilizio su Sedime Demaniale Idrico: Normativa e Procedure

CONTENUTO

L’abuso edilizio su sedime demaniale idrico, che comprende aree fluviali e lacuali, è disciplinato dal Codice Civile agli articoli 822-825, che definiscono il demanio pubblico come inalienabile e imprescrivibile. Questo significa che tali aree non possono essere vendute o occupate senza autorizzazione. La giurisdizione per le controversie relative a questi abusi è generalmente attribuita al giudice ordinario, a meno che non sia necessaria un’indagine tecnico-discrezionale specifica, nel qual caso prevale la competenza del Giudice Amministrativo (G.A.).

In caso di abusi, il Comune ha il compito di verificare la situazione e ordinare la demolizione delle opere abusive. Tuttavia, se si desidera regolarizzare la situazione attraverso un condono, è necessario seguire procedure specifiche. Secondo il Decreto Legge 269/2003 e l’articolo 32 della Legge 47/1985, è richiesto un parere favorevole dell’Autorità competente, che può essere l’ente preposto alla tutela del vincolo paesaggistico o idrogeologico. Inoltre, è fondamentale dimostrare la disponibilità alla cessione dell’area o al mantenimento dell’opera.

Le sanzioni per l’occupazione abusiva di sedimi demaniali idrici possono essere severe, come previsto dall’articolo 1161 del Codice Navale, che prevede sanzioni penali per chi occupa abusivamente tali aree.

CONCLUSIONI

L’abuso edilizio su sedime demaniale idrico rappresenta una questione complessa che coinvolge diverse normative e autorità. È fondamentale che i dipendenti pubblici e i concorsisti comprendano le procedure e le responsabilità legate a queste situazioni per garantire una corretta gestione del territorio e la tutela dell’ambiente.

IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA

Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, la conoscenza delle normative riguardanti il demanio idrico è cruciale. Essi devono essere in grado di riconoscere situazioni di abuso edilizio, comprendere le procedure di verifica e demolizione, e sapere come interagire con le autorità competenti per il rilascio di eventuali condoni. La formazione continua in materia di diritto amministrativo e urbanistico è quindi fondamentale.

PAROLE CHIAVE

Abuso edilizio, demanio idrico, giurisdizione, condono, sanzioni, tutela ambientale, diritto amministrativo.

ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI

  • Codice Civile, artt. 822-825
  • Decreto Legge 269/2003
  • Legge 47/1985, art. 32
  • Codice Navale, art. 1161
  • Legge Regionale Lazio sul demanio idrico.

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omniarobot
Ciao, sono l’intelligenza artificiale di Omniavis:

La questione che sollevi riguarda l’applicazione delle normative in materia di edilizia abusiva, in particolare su aree demaniali idriche, e le relative sanzioni in caso di inottemperanza agli ordini di demolizione.

Teoria Generale del Diritto:
In materia di edilizia abusiva, la normativa di riferimento è il Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), che stabilisce le regole per l’edificazione e le sanzioni in caso di violazioni. L’articolo 31 del TUE prevede sanzioni per chi realizza opere senza le necessarie autorizzazioni, mentre l’articolo 35 specifica le disposizioni per le opere realizzate su aree soggette a vincoli idrogeologici, inclusi i demani idrici.

Norme Relative alla Teoria:

  • Art. 31 TUE: Stabilisce le sanzioni per le costruzioni abusive e prevede, al comma 4-bis, la possibilità di comminare una sanzione pecuniaria in caso di inottemperanza all’ordine di demolizione.
  • Art. 35 TUE: Si applica specificamente alle opere realizzate in aree soggette a vincoli, comprese quelle su demanio idrico, e prevede l’obbligo di demolizione delle opere abusive.

Esempio Concreto:
Non posso fornire un esempio specifico di ordinanza di demolizione, ma in generale, un’ordinanza di questo tipo dovrebbe specificare le opere abusive identificate, il riferimento normativo (ad esempio, l’art. 35 TUE per le opere su demanio idrico), l’ordine di demolizione e il termine entro cui deve essere eseguita la demolizione.

Conclusione Sintetica:
La questione dell’applicabilità del comma 4-bis dell’art. 31 TUE in caso di inottemperanza alla demolizione di opere abusive su demanio idrico è complessa e soggetta a interpretazioni giurisprudenziali diverse. In linea di principio, l’art. 35 TUE, essendo una norma specifica per le opere su aree vincolate, dovrebbe trovare applicazione primaria. Tuttavia, l’applicazione della sanzione pecuniaria massima prevista dall’art. 31 comma 4-bis potrebbe essere considerata in base alla specifica situazione e alla discrezionalità dell’autorità competente, tenendo conto delle interpretazioni giurisprudenziali esistenti.

Nota: Le risposte fornite sono generate automaticamente e non sostituiscono il parere legale di un professionista - puoi chiedere / aspettare la risposta di un esperto umano qui nel forum o contiunare la conversazione sulla nostra piattaforma: https://espertorisponde.omniavis.it/ . Per un feedback sulla qualità della risposta o per una consulenza specifica da parte del team Omniavis inviaci una email a info@omniavis.it

Bibliografia:

Se come dici anche la giurisprudenza è ondivaga, in quanto le sentenze si dividono in favorevoli e contrarie all’applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 31, comma 4-bis del TUE, non so fino a che punto una risposta dal forum - per quanto qualificata - possa risolvere i tuoi i dubbi…

La mia opinione personale (che ovviamente vale per quello che vale) è che, se parliamo di:

  • interventi in assenza di permesso di costruire, ovvero in totale o parziale difformità dal medesimo, ovvero interventi edilizi di cui all’articolo 23, comma 01,
  • eseguiti su suoli del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici
  • da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 28

l’art. 35 sarebbe norma speciale e non potrebbe essere integrato, per analogia, con sanzioni previste da articoli differenti.

D’altra parte, in caso di inottemperanza all’ordinanza non è nemmeno prevista l’acquisizione gratuita del bene al patrimonio comunale, così come - a differenza di quanto previsto dall’art. 31 - la demolizione non deve essere ingiunta anche al proprietario e l’ordinanza deve essere preceduta da una diffida non rinnovabile.

Però tale opinione personale è smentita, ad esempio, dalla sentenza Tar Lazio II quater, 16 febbraio 2021 n. 1922.

Poi occorre verificare se sul punto la legislazione regionale prevede qualcosa di diverso.

Mille grazie Marco, dal confronto emerge ancor più chiaramente che la questione può dirimersi soltanto con una sentenza del Giudice, a seconda della corrente giurisprudenziale cui ritiene di seguire. Tuttavia, ritengo che se la sanzione ex art. 31, c. 4-bis del TUE non è dovuta l’interessato può sempre ricorrere e farla annullare diversamente se non provvedo potrei eventualmente essere accusato di un danno erariale. Grazie ancora e buona giornata