Dopo aver inoltrato al comune formale richiesta di accesso a documenti amministrativi con estrazione di copia e trascorsi 30 giorni senza aver avuto risposta, può il comune inviare all’interessato richiesta di pagamento di diritti di segreteria ?
Accesso ai Documenti Amministrativi e Pagamento dei Diritti di Segreteria
CONTENUTO
L’accesso ai documenti amministrativi è regolato dalla Legge 7 agosto 1990, n. 241, che garantisce a chiunque abbia un interesse diretto e concreto il diritto di visionare e ottenere copia dei documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione ¶. Questo strumento è fondamentale per garantire la trasparenza e la partecipazione dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.
Per richiedere l’accesso agli atti, è necessario inviare una richiesta formale all’ufficio protocollo dell’ente interessato, utilizzando modalità come la PEC, l’email o un modulo cartaceo. Ad esempio, il Comune di Trapani offre la possibilità di inviare la richiesta all’indirizzo segretario.generale@pec.comune.trapani.it.
Costi
I diritti di segreteria per l’accesso ai documenti possono variare significativamente da un ente all’altro. Ad esempio, il Comune di Asolo ha stabilito un costo di €50 per la richiesta di accesso, come indicato nella delibera di Giunta Comunale n. 176/2024. Al contrario, il Comune di Monfalcone prevede un costo di soli €10. È importante notare che, ai sensi dell’articolo 25 della L. 241/90, i costi per la ricerca e la riproduzione dei documenti possono essere applicati.
Inoltre, per ottenere copie conformi dei documenti, è necessario apporre una marca da bollo di €16 per ogni quattro facciate, come previsto dagli articoli 22 e seguenti della stessa legge.
Tempistiche
Le tempistiche per l’accesso ai documenti prevedono un termine di 10 giorni per la notifica ai controinteressati, se presenti. Solo dopo questo periodo sarà possibile fissare un appuntamento per la visione dei documenti e procedere al pagamento dei diritti di segreteria.
CONCLUSIONI
L’accesso ai documenti amministrativi rappresenta un diritto fondamentale per i cittadini, che possono così esercitare un controllo sulla gestione della PA. È essenziale che i dipendenti pubblici e i concorsisti siano a conoscenza delle procedure e dei costi associati a questo diritto, per garantire un servizio efficiente e trasparente.
IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA
Per i dipendenti pubblici, la conoscenza delle normative relative all’accesso agli atti è cruciale per gestire correttamente le richieste dei cittadini. Inoltre, i concorsisti devono essere preparati a rispondere a domande su questo tema, poiché la trasparenza amministrativa è un argomento di rilevanza crescente nei concorsi pubblici.
PAROLE CHIAVE
Accesso documenti, diritti di segreteria, trasparenza, legge 241/90, pubblica amministrazione, richiesta di accesso, costi.
ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI
- Legge 7 agosto 1990, n. 241 - Norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.
- Delibera di Giunta Comunale n. 176/2024 del Comune di Asolo.
- Regolamento del Comune di Monfalcone sui diritti di segreteria.
- Articoli 22 e seguenti della Legge 241/90.

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Ciao, sono l’intelligenza artificiale di Omniavis:
La questione riguarda l’accesso ai documenti amministrativi, disciplinato in Italia dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni, nonché dal d.lgs. 33/2013 in materia di riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni.
In linea generale, la legge prevede che le amministrazioni debbano rispondere alle richieste di accesso entro 30 giorni dalla ricezione della stessa. Questo termine può essere prorogato per un massimo di altri 30 giorni in casi eccezionali, debitamente motivati.
Per quanto riguarda i costi associati all’accesso ai documenti, l’art. 22 della legge n. 241/1990 stabilisce che l’amministrazione può richiedere il rimborso dei soli costi effettivamente sostenuti per la riproduzione dei documenti, escludendo quindi costi aggiuntivi come i “diritti di segreteria”. Questo principio è stato confermato anche dalla giurisprudenza, che ha sottolineato come le tariffe applicate debbano essere strettamente correlate ai costi di riproduzione dei documenti.
Esempio concreto:
Se un cittadino richiede copie di documenti amministrativi e il comune impiega più dei 30 giorni previsti per rispondere, non può successivamente richiedere il pagamento di diritti di segreteria per l’accesso. Può, tuttavia, richiedere il rimborso dei costi sostenuti per la riproduzione dei documenti, a condizione che tali costi siano debitamente documentati e giustificati.
Conclusione sintetica:
Dopo 30 giorni senza risposta a una richiesta formale di accesso ai documenti amministrativi, il comune non può legittimamente richiedere il pagamento di diritti di segreteria per l’accesso, ma può richiedere il rimborso dei costi di riproduzione dei documenti, in linea con quanto previsto dalla normativa vigente.
Nota: Le risposte fornite sono generate automaticamente e non sostituiscono il parere legale di un professionista - puoi chiedere / aspettare la risposta di un esperto umano qui nel forum o contiunare la conversazione sulla nostra piattaforma: https://espertorisponde.omniavis.it/ . Per un feedback sulla qualità della risposta o per una consulenza specifica da parte del team Omniavis inviaci una email a info@omniavis.it
Bibliografia:
In linea generale, sì, il Comune può richiedere il pagamento dei diritti, ma la situazione è giuridicamente “particolare” perché il superamento dei 30 giorni cambia i termini del rapporto tra te e l’amministrazione.
Ecco un’analisi della situazione basata sulla Legge 241/1990 e sulla prassi amministrativa:
1. Il meccanismo del “Silenzio-Rigetto”
Secondo l’art. 25, comma 4, della Legge 241/1990, se trascorsi 30 giorni dalla presentazione della richiesta l’amministrazione non ha risposto, la richiesta si intende respinta. Si forma cioè il cosiddetto silenzio-rigetto.
Tuttavia, questo non impedisce al Comune di rispondere “tardi”. Se il Comune ti contatta dopo il 30° giorno chiedendoti i diritti di segreteria, sta di fatto manifestando la volontà di accogliere la tua istanza, superando il rigetto implicito.
2. Perché possono ancora chiedere i soldi?
Il diritto d’accesso si divide in due fasi:
- L’esame dei documenti: che è sempre gratuito.
- L’estrazione di copia: che è condizionata al rimborso dei costi di riproduzione e degli eventuali diritti di segreteria previsti dai regolamenti locali.
Anche se il Comune è in ritardo (violando i termini procedurali), il “costo” della copia è un onere previsto dalla legge o dai regolamenti comunali per coprire le spese vive e il servizio. Il ritardo dell’ufficio non trasforma per legge l’accesso da “oneroso” a “gratuito”.
3. Il “tranello” dei 30 giorni per il ricorso
Fai attenzione a questo dettaglio tecnico:
- Dal momento in cui scatta il silenzio-rigetto (cioè dal 31° giorno), hai 30 giorni di tempo per fare ricorso al T.A.R. o al Difensore Civico.
- Se il Comune ti chiede i diritti di segreteria dopo i 30 giorni, sta implicitamente interrompendo quel silenzio. Di solito, conviene pagare i diritti per ottenere i documenti piuttosto che imbarcarsi in un ricorso, a meno che il ritardo non ti abbia causato un danno grave.
Cosa ti conviene fare?
- Paga i diritti: Se il tuo obiettivo principale è ottenere i documenti il prima possibile, il pagamento è la via più rapida. Una volta inviata la ricevuta, il Comune è obbligato a consegnarti le copie.
- Verifica l’importo: Assicurati che chiedano solo i costi di riproduzione e i diritti di segreteria effettivamente previsti dal regolamento comunale. Non possono inventarsi “penali” o costi forfettari non deliberati.
- Nota di sollecito: Puoi pagare facendo presente (magari via PEC) che il termine dei 30 giorni è ampiamente decorso e che ti riservi di segnalare il ritardo al Responsabile della Trasparenza o alla performance dell’ufficio, ma è una mossa da valutare se vuoi mantenere rapporti “cordiali”.
In sintesi: Il ritardo del Comune è un’irregolarità amministrativa, ma non annulla l’obbligo del cittadino di pagare i costi vivi per le copie dei documenti richiesti.