Applicazione canone di occupazione

Buongiorno, una convenzione tra Comune e privati statuisce che la via centrale ad uso esclusivo pedonale (fatta eccezione per i mezzi di soccorso) che passa attraverso un complesso di condomini facenti parte della stessa proprietà, sia soggetta ad uso pubblico perpetuo, mentre esclude dall’uso pubblico le parti prospicienti gli edifici stessi (larghe quanto un marciapiede).

Se può essere di rilievo alcuno la strada e le parti prospicienti gli edifici sono praticamente alla stessa altezza.

Le parti prospicienti gli edifici vengono però di fatto utilizzate indistintamente dalla collettività da quando la strada è stata aperta (si parla di 20 anni e oltre), nonostante all’ingresso della strada sia stato posto un cartello che illustra, come avviene nella convenzione, quali parti sono ad uso pubblico e quali private.

Ora, avendo aperto un locale che effettua vendita al dettaglio e somministrazione sulla strada di cui sopra e avendo questo posizionato dei tavolini all’esterno sulla parte antistante l’edificio, il comune deve ugualmente richiedere la presentazione della richiesta di occupazione e il pagamento del canone, in quanto strada privata ad uso pubblico, o il fatto che la convenzione escluda formalmente quella zona non permette l’applicazione del canone?

Vi ringrazio per le delucidazioni che vorrete darmi.

Canone Unico Patrimoniale per Occupazione Spazi Pubblici

CONTENUTO

Il Canone Unico Patrimoniale (CUP), introdotto dalla Legge 160/2019, rappresenta una semplificazione normativa significativa per la gestione delle occupazioni di spazi pubblici. Questo canone sostituisce le precedenti forme di tassazione come la TOSAP (Tassa per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche), la COSAP (Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) e l’ICP (Imposta Comunale sulla Pubblicità) per le occupazioni di demanio e patrimonio indisponibile, comprese quelle abusive.

Il CUP si applica a due tipologie di occupazione:

  1. Occupazioni permanenti, che sono quelle stabili e continuative (24 ore su 24).
  2. Occupazioni temporanee, che possono essere di breve durata (inferiori a un anno) o ricorrenti, ovvero quelle che si ripetono per almeno 45 giorni all’anno.

I soggetti obbligati al pagamento del canone sono il titolare della concessione e l’occupante di fatto, con responsabilità solidale in caso di più occupanti.

Il calcolo del canone si basa sulla superficie occupata moltiplicata per una tariffa stabilita in euro al metro quadrato. Per i pubblici servizi, il calcolo può avvenire anche in base alle utenze, con una tariffa minima fissata a 800 euro.

Il pagamento del canone deve essere effettuato anticipatamente per il primo anno e successivamente entro il 30 aprile dell’anno successivo. La domanda di concessione deve essere presentata all’ente locale competente e deve includere un impegno di pagamento e una polizza assicurativa. È importante notare che l’inadempimento degli obblighi di pagamento può comportare il blocco della concessione.

CONCLUSIONI

Il Canone Unico Patrimoniale rappresenta un passo avanti verso la semplificazione e la razionalizzazione della tassazione per le occupazioni di spazi pubblici. La sua applicazione richiede attenzione da parte dei dipendenti pubblici e dei concorsisti, poiché implica una gestione più snella e diretta delle pratiche amministrative.

IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA

Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, la conoscenza del CUP è fondamentale per garantire una corretta gestione delle pratiche relative alle occupazioni di spazi pubblici. È essenziale comprendere le modalità di calcolo, le scadenze e le responsabilità legate al pagamento del canone, al fine di evitare problematiche legali e amministrative.

PAROLE CHIAVE

Canone Unico Patrimoniale, occupazione spazi pubblici, TOSAP, COSAP, ICP, normativa, pubblica amministrazione.

ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI

  • Legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi 816-819.
  • Decreto Legislativo 15 novembre 1993, n. 507 (TOSAP).
  • Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (ICP).
  • Normativa locale degli enti competenti.

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Dall’alto CUP, dato che l’area è esclusa dalla convenzione, il Comune non dovrebbe esigere il canone. IL ristoratore non sta occupando uno spazio pubblico né un’area privata gravata da servitù di pubblico passaggio. L’esercente, però, dovrebbe avere l’autorizzazione dei proprietari. Qui, però, il comune non c’entra. Il cartello avverte ma i proprietari, da quanto evinco, non metto in atto azioni a loro tutela.

Dal lato amministrativo, la faccenda è ininfluente. Il ristoratore deve rispettare la disciplina locale e la legge.

Poi si potrebbe approfondire con il c.d. dicatio ad patriam al fine di verificare la costituzione di una servitù di uso pubblico ma qui occorrerebbe un legale del posto che ricostruisca tutto nei dettagli. Vedi articoli come questo:

https://www.diritto.it/servitu-di-uso-pubblico-per-dicatio-ad-patriam-elementi-costitutivi-e-prova/

La ringrazio molto per la risposta, il dubbio era proprio relativo all’applicabilità o meno della dicatio in un quadro simile.