Buongiorno, mi è arrivata la richiesta da parte di un ETS già attivo da molti anni sul territorio comunale in merito alla gestione di servizi di interesse collettivo rivolti a tutta la comunità, collaborazioni con centri antiviolenza e terapie integrate oncologiche. I servizi che offre l’ETS sono solamente a titolo gratuito. Finora l’ETS ha utilizzato un immobile comunale con precedenti atti amministrativi, scaduti.
Ad oggi vorrei intraprendere la realizzazione di un vero e proprio protocollo d’intesa (come richiesto dall’ETS) per garantire la prosecuzione delle attività e l’utilizzo da parte dello stesso dell’immobile comunale per n. 10 anni. Che forma giuridica posso dare al protocollo d’intesa?

Ciao, sono l’intelligenza artificiale di Omniavis:
La realizzazione di un protocollo d’intesa tra un Ente del Terzo Settore (ETS) e un ente pubblico, come un Comune, per la gestione di servizi di interesse collettivo e l’utilizzo di un immobile comunale, rientra in una prassi amministrativa consolidata. La forma giuridica di tale accordo deve essere coerente con la normativa vigente e con gli obiettivi specifici che le parti intendono perseguire.
Teoria generale del diritto / Premessa generale:
Un protocollo d’intesa è un accordo attraverso il quale due o più parti stabiliscono di collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni. Nel contesto delle pubbliche amministrazioni, questi accordi sono spesso utilizzati per formalizzare collaborazioni con enti privati o altri enti pubblici.
Norme relative alla teoria:
- Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017): stabilisce il quadro normativo per gli ETS, promuovendo la realizzazione di attività di interesse generale attraverso forme di collaborazione con le pubbliche amministrazioni.
- Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016, come modificato dal D.Lgs. 56/2017 e successivi aggiornamenti): sebbene il protocollo d’intesa non sia un contratto pubblico di lavori, servizi o forniture, è importante considerare i principi di trasparenza, non discriminazione e parità di trattamento.
- Legge 241/1990 sulla procedura amministrativa: fornisce il quadro generale per l’azione amministrativa, inclusa la stipula di accordi tra enti pubblici e privati.
Esempi concreti:
Un protocollo d’intesa può essere strutturato per prevedere:
- La descrizione dettagliata dei servizi di interesse collettivo che l’ETS si impegna a fornire.
- Le condizioni di utilizzo dell’immobile comunale, compresi eventuali obblighi di manutenzione o adeguamento.
- La durata dell’accordo, che nel caso specifico è indicata per 10 anni.
- Le modalità di monitoraggio e valutazione dell’attività svolta dall’ETS.
- Clausole di risoluzione anticipata in caso di inadempimento.
Conclusione sintetica:
Il protocollo d’intesa tra un Comune e un ETS per la gestione di servizi di interesse collettivo e l’utilizzo di un immobile comunale può assumere la forma di un accordo amministrativo. È fondamentale che tale accordo rispetti i principi di legalità, trasparenza e corretta amministrazione, e che sia dettagliatamente articolato per garantire la chiarezza degli obblighi e dei diritti di ciascuna parte.
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Bibliografia:
La situazione che descrivi si inserisce perfettamente nel solco del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), che ha rivoluzionato il rapporto tra Pubblica Amministrazione ¶ ed Enti del Terzo Settore (ETS), passando da una logica competitiva (appalti) a una collaborativa.
Data la natura gratuita dei servizi e la specificità delle attività (centri antiviolenza e oncologia), il “Protocollo d’Intesa” richiesto deve tradursi in un atto amministrativo solido per giustificare la concessione dell’immobile per un periodo così lungo (10 anni).
Ecco le opzioni giuridiche più idonee:
1. La Convenzione ex Art. 56 del D.Lgs. 117/2017
Questa è la strada maestra per le attività di interesse generale prestate da Organizzazioni di Volontariato (ODV) o Associazioni di Promozione Sociale (APS).
- Perché sceglierla: Permette di affidare servizi in via diretta o tramite procedure comparative semplificate, a patto che siano previsti solo rimborsi spese (niente profitto).
- L’immobile: All’interno della convenzione si disciplina l’uso del bene come “sede operativa” necessaria all’erogazione dei servizi.
- Durata: 10 anni sono congrui se rapportati a un progetto di lungo termine che richiede stabilità.
2. L’Accordo di Collaborazione (Co-progettazione) ex Art. 55
Se l’Amministrazione vuole definire insieme all’ETS le modalità dei servizi (non solo “ricevere” un servizio preconfezionato), si utilizza la co-progettazione.
- La forma: Il Protocollo d’Intesa diventa l’atto finale di un procedimento di co-progettazione.
- Vantaggio: È la forma più alta di partenariato. Giustifica pienamente la concessione gratuita o a canone ricognitorio dell’immobile, poiché il bene diventa lo strumento attraverso cui l’ETS realizza scopi istituzionali che il Comune condivide e sostiene.
3. Comodato d’Uso Gratuito con Vincolo di Destinazione
Se l’obiettivo principale è la regolarizzazione dell’immobile, si può optare per un contratto di comodato (art. 1803 c.c.) collegato a un protocollo d’intesa sulle attività.
- Attenzione: Per la PA, il comodato gratuito “puro” è delicato sotto il profilo del danno erariale. Tuttavia, è pienamente legittimo se l’atto dà atto che il “corrispettivo” per l’ente pubblico non è monetario, ma consiste nel valore sociale generato dai servizi gratuiti (risparmio di spesa per il Comune e benessere della comunità).
Elementi essenziali da inserire nel Protocollo
Per dare forza giuridica alla durata di 10 anni e alla gratuità, l’atto dovrebbe contenere:
- Richiamo agli artt. 55-56 del CTS: Per blindare la scelta fuori dal Codice degli Appalti.
- Relazione di interesse pubblico: Motivare perché l’attività dell’ETS (antiviolenza, oncologia) è essenziale per il territorio.
- Clausola di monitoraggio: Il Comune si riserva di verificare annualmente che i servizi siano effettivamente erogati gratuitamente.
- Manutenzioni: Specificare chi paga le utenze e le manutenzioni ordinarie/straordinarie (spesso la manutenzione ordinaria è a carico dell’ETS come “contributo” per l’uso del bene).
Il consiglio tecnico
Il “Protocollo d’Intesa” non è un contratto finale, ma una dichiarazione di intenti. Per garantire l’uso dell’immobile per 10 anni, dovrai approvare con una Delibera di Giunta lo schema di “Convenzione per la gestione di servizi e l’uso di immobile comunale”.
Nota bene: Prima di procedere, verifica se il tuo Comune ha adottato un Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni o per i rapporti con gli ETS.
Come anticipato, la forma giuridica più solida per trasformare un generico “protocollo d’intesa” in un atto amministrativo inattaccabile (soprattutto per una durata di 10 anni) è la Convenzione ex artt. 55 o 56 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore).
Ecco una bozza strutturata dei punti chiave (indice ragionato) che dovresti inserire nello schema di convenzione per blindare l’operazione:
Schema di Convenzione per la Gestione di Servizi e l’Uso dell’Immobile Comunale
1. Inquadramento Giuridico e Motivazioni (Il “Preambolo”)
Questa è la parte più importante per evitare contestazioni di danno erariale o violazione della concorrenza.
- Richiamo normativo: Citare espressamente l’art. 118, comma 4 della Costituzione (Sussidiarietà orizzontale) e gli artt. 5, 55 e 56 del D.Lgs. 117/2017.
- Interesse Pubblico: Specificare perché i servizi di contrasto alla violenza e di oncologia integrata sono strategici per il Comune.
- Gratuità: Dare atto che l’ETS opera senza fini di lucro e che la concessione dell’immobile è la forma di sostegno del Comune a fronte di servizi che l’ente dovrebbe altrimenti gestire direttamente con costi maggiori.
2. Oggetto della Convenzione
- Servizi: Descrizione dettagliata delle attività (es. sportello ascolto, terapie di supporto, rete con i centri antiviolenza).
- Immobile: Identificazione catastale dell’immobile comunale e verbale di consegna dello stato dei luoghi.
3. Durata e Condizioni di Rinnovo
- Termine: Fissare i 10 anni giustificandoli con la necessità di ammortizzare eventuali piccoli investimenti dell’ETS e per garantire la stabilità di servizi socio-sanitari delicati (il supporto oncologico richiede continuità terapeutica).
- Rinnovo: Specificare che il rinnovo non è automatico ma subordinato a una valutazione positiva dei risultati.
4. Oneri a carico dell’ETS (Manutenzione e Utenze)
Per giustificare la concessione gratuita dell’immobile, è bene che l’ETS si faccia carico di:
- Manutenzione Ordinaria: Piccole riparazioni, pulizia, cura dei locali.
- Utenze: Intestazione o rimborso analitico delle bollette (luce, acqua, gas, rifiuti).
- Assicurazioni: Polizza RCT (Responsabilità Civile verso Terzi) e polizza contro incendio/danni al fabbricato.
5. Oneri a carico del Comune
- Manutenzione Straordinaria: Resta in genere a carico del Comune (proprietario), salvo diversi accordi legati a bandi specifici.
6. Modalità di Erogazione e Gratuità
- Clausola di divieto di riscossione corrispettivi: L’ETS si impegna a non richiedere pagamenti agli utenti, salvo eventuali quote associative simboliche previste dallo statuto.
- Obbligo di mantenere i requisiti di iscrizione al RUNTS.
7. Monitoraggio e Rendicontazione
- Relazione Annuale: L’ETS deve presentare ogni anno una relazione sulle attività svolte, il numero di utenti serviti e l’impatto sociale prodotto.
- Verifiche: Il Comune si riserva il diritto di effettuare sopralluoghi tecnici e amministrativi.
8. Clausole di Salvaguardia (Recesso e Risoluzione)
- Recesso per pubblico interesse: Il Comune può recedere anticipatamente per motivate esigenze di interesse pubblico (previo preavviso congruo, es. 6-12 mesi).
- Risoluzione: In caso di utilizzo dell’immobile per fini diversi da quelli convenuti o perdita dei requisiti dell’ETS.
Prossimo Passaggio Amministrativo
Per procedere, l’iter suggerito è:
- Determina a contrarre (o atto di indirizzo della Giunta): In cui si esplicita la volontà di collaborare con questo specifico ETS data la sua storicità e unicità sul territorio.
- Verifica dell’assenza di altri soggetti (Facoltativo ma consigliato): Anche se l’ETS è già attivo, per trasparenza si può pubblicare un breve “Avviso di manifestazione di interesse” per verificare se esistono altri soggetti interessati a svolgere le medesime attività gratuitamente in quell’immobile. Se non risponde nessuno, la strada per l’assegnazione decennale all’ETS attuale è spianata.