Siamo in Veneto - Un’agenzia che si occupa di eventi ci chiede come devono procedere perché nei giorni dall’1 al 4 aprile 2026 hanno un’attività di distribuzione prodotto (sampling) presso il Centro Commerciale ubicato nel nostro comune. Ci spiega che il loro staff, fornito di attestato HACCP, distribuirà in forma gratuita assaggi di the da bottigliette di Fuze Tea. Il Centro commerciale ha chiesto loro la scia sanitaria per la distribuzione degli assaggi. Quale pratica dovranno presentare al SUAP. Grazie mille in anticipo
Attività di Distribuzione Prodotti (Sampling) presso Centri Commerciali
CONTENUTO
Le attività di sampling, ovvero la distribuzione gratuita di campioni di prodotti, rappresentano una strategia di marketing molto diffusa nei Centri Commerciali (CC). Queste iniziative mirano a stimolare acquisti impulsivi, in particolare nei supermercati, dove la presenza di campioni gratuiti può influenzare le decisioni d’acquisto dei consumatori. Uno studio condotto dalla FRC (Fédération Romande des Consommateurs) nel 2026 ha analizzato 331 casse in 30 punti vendita, rivelando che il 98% dei prodotti esposti per il sampling erano dolciumi considerati nocivi, un incremento rispetto all’89% registrato nel 2011. Questo dato ha sollevato preoccupazioni riguardo al marketing rivolto ai minori e alla salute pubblica[1].
In Italia, Federdistribuzione ha lanciato l’iniziativa “Open Week” dal 2 al 6 marzo 2026, rivolta alla Gen Z, evidenziando un trend di consumi ibridi, con il 62% degli acquisti di alimentari effettuati in negozi fisici[2][3]. Tuttavia, è importante notare che non esistono norme specifiche a livello europeo o nazionale che regolamentano il sampling. Le attività di distribuzione di campioni devono attenersi alle disposizioni del D.Lgs. 206/2006, noto come Codice del Consumo, in particolare agli articoli 21-23, che stabiliscono che la promozione deve essere lecita e non ingannevole. Inoltre, il Regolamento UE 1169/2011, relativo all’etichettatura dei prodotti alimentari, deve essere rispettato per garantire la trasparenza verso i consumatori.
È fondamentale considerare anche i limiti etici riguardanti la distribuzione di prodotti “nocivi” per la salute pubblica, in particolare quando si rivolgono a fasce vulnerabili come i minori[1]. Infine, si prevede una crescita dei consumi di surgelati, con un incremento stimato dell’1,8% entro il 2025[4].
CONCLUSIONI
Le attività di sampling nei centri commerciali possono rappresentare un’opportunità per le aziende di promuovere i propri prodotti, ma devono essere gestite con attenzione per evitare pratiche ingannevoli e per rispettare le normative vigenti. È essenziale che le aziende considerino l’impatto delle loro strategie di marketing sulla salute pubblica, specialmente quando si rivolgono a un pubblico giovane.
IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA
Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, è cruciale comprendere le normative che regolano le attività di marketing e promozione, in particolare nel contesto della salute pubblica. La conoscenza delle leggi e dei regolamenti applicabili può aiutare a garantire che le pratiche commerciali siano etiche e conformi alle disposizioni legislative.
PAROLE CHIAVE
Sampling, Centri Commerciali, Codice del Consumo, Regolamento UE 1169/2011, marketing, salute pubblica, dolciumi nocivi.
ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI
- D.Lgs. 206/2006 - Codice del Consumo, articoli 21-23.
- Regolamento UE 1169/2011 - Etichettatura dei prodotti alimentari.
- Studio FRC (Fédération Romande des Consommateurs), 2026.
- Federdistribuzione, iniziativa “Open Week”, 2026.

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Non è attività di somministrazione, lo precisa anche la vostra legge regionale n. 29/2007: “non costituisce attività di somministrazione di alimenti e bevande l’assaggio gratuito di prodotti organizzato dal venditore a fini promozionali o di scelta” (art. 3, lett. a).
Occorre verificare cosa prevede la vostra disciplina locale per quanto riguarda le attività temporanee di esposizione e/o vendita di prodotti all’interno degli spazi comuni dei centri commerciali (quindi al di fuori della superficie di vendita autorizzata).
Solitamente è richiesta una SCIA, ma ci dovrebbero essere limiti per quanto riguarda la superficie utilizzabile (sia in rapporto alla superficie complessiva di vendita del C.C., che per quanto riguarda la singola occupazione).
Grazie mille del riscontro.