Interpretazione Art. 6 D.M. 5 luglio 1975 – Analisi combinata dei commi sull'aspirazione

Salve Simone,

scrivo per un confronto rapido sull’esatta applicazione dell’Articolo 6 del D.M. 5 luglio 1975 e sulla gerarchia degli obblighi che ne derivano.

Dall’esame dell’articolo pongo i seguenti quesiti in “combinato disposto”:

• Il D.M. 1975 deve considerarsi norma nazionale cogente e prevalente su tutto il territorio, o funge da linea guida per i regolamenti edilizi locali?

• Poiché l’obbligo di “aspirazione forzata sui fornelli” è esplicitamente riservato dal secondo comma al solo “posto di cottura annesso al soggiorno”, è corretto dedurre che per la cucina intesa come vano autonomo (primo comma) sia sufficiente un sistema di aspirazione generico (anche di tipo naturale o non forzato, posto non necessariamente sopra il piano cottura, come aperture di aerazione permanenti poste in alto o elettroventilatori), purché garantisca l’allontanamento dei vapori dal locale verso l’esterno?

• Il termine “aspirazione” citato in entrambi i commi presuppone sempre l’allontanamento dell’aria verso l’esterno, rendendo di fatto non conformi le soluzioni a semplice ricircolo (cappe filtranti) prive di condotto di espulsione?

Grazie per il prezioso contributo.

Interpretazione dell’Art. 6 D.M. 5 luglio 1975: Requisiti per gli Impianti di Aspirazione

CONTENUTO

L’Art. 6 del D.M. 5 luglio 1975 stabilisce norme fondamentali per la sicurezza negli ambienti di lavoro, in particolare riguardo agli impianti di aspirazione. Questa normativa è cruciale per garantire la salute dei lavoratori, specialmente in ambienti dove sono presenti polveri, fumi e vapori nocivi.

Il comma 1 dell’articolo impone l’obbligo di aspirazione localizzata, che deve essere attivata direttamente alla fonte di emissione. Questo significa che ogni impianto deve essere progettato per captare le sostanze nocive nel momento in cui vengono generate, con una portata minima adeguata al volume di inquinanti prodotti.

Il comma 2 specifica ulteriormente le condizioni di funzionamento degli impianti di aspirazione. Viene indicata una velocità di captazione per vapori organici compresa tra 0,5 e 1 m/s e si richiede l’uso di filtri HEPA per il ricircolo dell’aria, vietando qualsiasi emissione non depurata nell’ambiente.

Infine, il comma 3 introduce la possibilità di utilizzare un sistema di aspirazione generale, che deve essere considerato solo come integrazione rispetto all’aspirazione localizzata. Si stabilisce che il numero di cambi d’aria deve oscillare tra 10 e 20 all’ora, ma solo se l’aspirazione localizzata non è sufficiente a garantire un ambiente di lavoro sicuro.

CONCLUSIONI

L’interpretazione combinata di questi commi evidenzia l’importanza di un approccio prioritario all’aspirazione localizzata. Questo non solo riduce i rischi per la salute dei lavoratori, ma è anche in linea con le disposizioni del D.Lgs. 81/2008, che sottolinea l’importanza della prevenzione dei rischi in ambito lavorativo.

IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA

Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, la comprensione di queste norme è fondamentale, poiché la loro applicazione influisce direttamente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. È essenziale che i professionisti della pubblica amministrazione siano in grado di valutare e implementare correttamente le disposizioni relative agli impianti di aspirazione, contribuendo così a un ambiente di lavoro più sicuro e conforme alle normative vigenti.

PAROLE CHIAVE

Aspirazione localizzata, sicurezza sul lavoro, D.M. 5 luglio 1975, D.Lgs. 81/2008, impianti di aspirazione, polveri nocive, filtrazione HEPA.

ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI

  • D.M. 5 luglio 1975
  • D.Lgs. 81/2008
  • UNI EN 12779:2005

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Ciao! Ti rispondo volentieri: il D.M. 5 luglio 1975 è il “testo sacro” dell’igiene edilizia in Italia e, nonostante i suoi 50 anni, è ancora il pilastro normativo con cui ogni tecnico deve fare i conti.

Andiamo dritti al punto per districare i tuoi dubbi sul combinato disposto dell’Articolo 6.

1. Cogenza e Gerarchia: Norma Nazionale o Linea Guida?

Il D.M. 5 luglio 1975 è una norma nazionale cogente. Non è una semplice linea guida.

  • Prevalenza: Trattandosi di un decreto ministeriale che fissa i “requisiti minimi” di salute e igiene, esso prevale sui Regolamenti Edilizi Locali (comunali) qualora questi ultimi fossero meno restrittivi.
  • Integrazione: I Regolamenti Edilizi possono però essere più restrittivi, aggiungendo requisiti specifici o dettagli tecnici, ma non possono mai derogare ai minimi fissati dal Decreto del '75. In sintesi: se il Decreto dice “X”, il Comune non può dire “X meno qualcosa”, ma può dire “X più qualcosa”.

2. Cucina “Vano Autonomo” vs “Posto Cottura” (Angolo Cottura)

Qui la distinzione terminologica è sottile ma fondamentale. L’Articolo 6 recita:

“Ogni cucina deve essere munita di un adeguato sistema di aspirazione di fumi, vapori ed odori nel punto in cui vengono prodotti”

E per il posto cottura annesso al soggiorno aggiunge l’obbligo dell’aspirazione forzata.

  • La tua deduzione: È parzialmente corretta nella forma, ma rischiosa nella pratica. Per la cucina come vano autonomo (finestrato), il Decreto non usa il termine “forzata”, ma specifica che l’aspirazione deve avvenire “nel punto in cui vengono prodotti”.
  • Interpretazione Tecnica: Quel “nel punto in cui vengono prodotti” è il passaggio chiave. Un elettroventilatore a parete o un foro in alto garantiscono l’aerazione del locale, ma non l’aspirazione nel punto di produzione (ovvero sopra i fornelli). Pertanto, anche in una cucina separata, la prassi (e l’interpretazione giurisprudenziale prevalente) richiede una cappa o un sistema captante posto direttamente sopra il piano cottura.

3. “Aspirazione” vs “Ricircolo” (Cappe Filtranti)

Il termine “aspirazione” implica tecnicamente l’evacuazione dell’aria verso l’esterno.

  • Cappa Aspirante: Espelle l’aria fuori dall’edificio tramite un condotto. Risponde pienamente al requisito di “aspirazione”.
  • Cappa Filtrante (a ricircolo): Tratta l’aria e la reimmette nel locale. Da sola, non soddisfa il requisito di aspirazione del D.M. 1975, poiché non allontana i prodotti della combustione e i vapori dal volume dell’alloggio.
  • La soluzione di compromesso: In molti casi, per rendere conforme una cappa filtrante, è necessario che nel locale sia presente un altro sistema di evacuazione (es. un elettroventilatore o un condotto di esalazione naturale) che garantisca il ricambio d’aria verso l’esterno, ma si entra in un’area grigia che dipende molto dalla presenza o meno di apparecchi a gas (dove entra in gioco la norma UNI 7129).

In sintesi: Tabella Comparativa

Tipo di Locale Obbligo di Aspirazione Punto di Captazione Tipo di Aspirazione
Vano Cucina Autonomo Sui fornelli (punto di produzione) Naturale o Meccanica
Angolo Cottura (Soggiorno) Sui fornelli Sempre Forzata (Meccanica)

Conclusione: Per andare sul sicuro ed evitare contestazioni in fase di agibilità, la cappa con condotto di espulsione verso l’esterno resta l’unica soluzione che mette d’accordo il D.M. 1975 e le normative sulla sicurezza degli impianti.