Così recita un’ordinanza del sindaco che andrà in vigore tra qualche giorno
Il Sindaco ordina:
LA DEROGA temporanea alle disposizioni dell’Ordinanza n. del , esclusivamente per lo svolgimento dell’evento ***** per il ** Luglio p.v.
L’AUTORIZZAZIONE al superamento dei limiti di emissione sonora e al prolungamento dell’orario delle attività musicali e di intrattenimento nel centro cittadino fino alle ore 02:30 del giorno**** . L’OBBLIGO per i responsabili tecnici dell’evento di contenere, per quanto possibile, i livelli di emissione sonora entro i limiti della stretta necessità e di vigilare sul rispetto dell’orario di termine sopra indicato.
Ma é possibile 2:30 di notte in pieno centro abitato-residenziale? E non sarà la prima e l’ultima volta.
E di quanto possono essere superati questi limiti? Perché non viene indicato un limite?
E’ legale un provvedimento del genere (tra l’altro di competenza dirigenziale), in un paese privo di regolamentazione, di zonizzazione acustica, senza una valutazione previsionale di impatto acustico e senza parere ASP?
Che vuol dire di contenere per quanto possibile, i livelli di emissione sonora entro i limiti di stretta necessita?
Che valore ha chiedere agli organizzatori di vigilare sul rispetto dell’orario di fine evento?
Tra l’altro l’ordinanza che si cita in premessa é già una deroga ossia un prolungamento di orario e di imiti acustici, rispetto alla legge regionale di riferimento.
Quindi, questa nuova ordinanza, é una deroga alla deroga che a mio avviso rasenta l’essere un’autorizzazione a violare la quiete pubblica.
Il principio del “neminem laedere” neanche per interesse pubblico evidentemente é sconosciuto.
Il provvedimento che descrivi presenta numerosi ed evidenti profili di illegittimità sia sul piano procedurale che formale. Analizziamo punto per punto cosa c’è che non va dal punto di vista legale.
1. Manca un limite in decibel: è legale?
No, non è un modo corretto di procedere.
La Legge Quadro sull’Inquinamento Acustico (L. 447/1995) e le varie leggi regionali consentono deroghe per eventi temporanei, ma la deroga non è una cambiale in bianco per fare il rumore che si vuole.
Il Comune (o il dirigente) deve fissare un valore limite assoluto espresso in dB(A) specifico per la deroga. Un’ordinanza che non indica di quanto si possono superare i limiti viola il principio di determinatezza dei provvedimenti amministrativi.
2. Competenze: Sindaco o Dirigente?
Hai sollevato un punto centralissimo:
Ordinanza del Sindaco (Art. 54 e 50 TUEL): Può essere usata esclusivamente per situazioni di straordinaria e imprevedibile urgenza ed emergenza (es. un crollo, un’alluvione, un pericolo grave per la salute pubblica). Un evento festivo/musicale programmato non è un’emergenza.
L’autorizzazione in deroga per attività rumorose temporanee è un atto di gestione ordinaria, di competenza amministrativa dei Dirigenti/Responsabili di servizio (Art. 107 TUEL), tramite formale autorizzazione, non tramite ordinanza contingibile e urgente del Sindaco.
3. Mancanza di Zonizzazione, Valutazione di Impatto Acustico e Parere ASP
Un Comune privo di Piano di Zonizzazione Acustica è già in una situazione di omissione/adempimento ritardato. Ma nello specifico:
Valutazione Previsionale di Impatto Acustico (VPIA): Per concedere una deroga acustica, gli organizzatori devono presentare una relazione tecnica redatta da un Tecnico Competente in Acustica (TCA) che definisca le emissioni previste e le misure di mitigazione. Senza VPIA, il Comune non ha basi tecniche per autorizzare nulla.
Parere ASP / ARPA: Il supporto degli organi tecnici/sanitari è fondamentale per valutare la compatibilità dell’evento con la salute pubblica. L’assenza di tale istruttoria rende l’atto impugnabile per difetto di istruttoria e difetto di motivazione.
4. “Contenere per quanto possibile” e “Chiedere di vigilare a sé stessi”
Dal punto di vista giuridico, queste formulazioni rasentano il paradossale:
“Contenere entro i limiti di stretta necessità”: È un’espressione del tutto priva di valore giuridico e tecnico. Non significa nulla in termini di pressione sonora e lascia totale arbitrio a chi spara la musica a volume altissimo.
Chiedere agli organizzatori di “vigilare su sé stessi”: Il controllo del rispetto degli orari e dei limiti spetta agli organi di Polizia Giudiziaria e Locale. Affidare l’autovigilanza al soggetto privato che beneficia della deroga è un’evidente abdica alle funzioni di controllo e tutela dell’ordine e della quiete pubblica.
5. La “Deroga alla Deroga” e il Neminem Laedere
Se l’ordinanza madre era già un prolungamento in deroga alla legge regionale, aggiungere un ulteriore provvedimento costituisce una palese violazione del principio di ragionevolezza e di tutela della salute (Art. 32 Costituzione). Il principio del neminem laedere (art. 2043 c.c.) e il limite della “normale tollerabilità” (art. 844 c.c.) non vengono annullati semplicemente perché il Comune scrive la parola “Deroga” su un foglio di carta.
Come puoi muoverti in concreto?
1. Azione Immediata (La notte dell’evento)
Chiamate formalizzate: Chiama Polizia Locale, Carabinieri o Polizia di Stato chiedendo un intervento per la verifica dei limiti di orario e per disturbo della quiete pubblica (Art. 659 Codice Penale).
Prendi nota: Segna gli orari esatti in cui la musica prosegue oltre i limiti e, se possibile, fai brevi registrazioni video da dentro casa tua (a finestre chiuse/aperte) per attestare l’impatto e la continuità del disturbo.
2. Azione Amministrativa e Legale
Accesso agli Atti: Invia una PEC al Comune chiedendo copia dell’istanza dell’organizzatore, della Valutazione di Impatto Acustico, del parere ARPA/ASP e del provvedimento dirigenziale sottostante.
Esposto alla Procura della Repubblica: Se gli episodi si ripetono, è possibile presentare un esposto per omissione d’atti d’ufficio (art. 328 c.p.) a carico degli amministratori/dirigenti e per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 c.p.) a carico degli organizzatori.
Diffida tramite Legale: Un’azione congiunta con altri residenti (un comitato di quartiere) tramite un legale ha un impatto notevole e spaventa le amministrazioni, che spesso retrocedono di fronte al rischio di dover risarcire i danni alla salute per mancata tutela del riposo notturno.