Precariato e concorsi: stiamo vivendo "l’eterno ritorno dell’uguale"? considerazioni e SONDAGGIO

Stavo riflettendo sul testo in foto, che riassume (una fase) della storia del precariato pubblico in Italia e non ho potuto fare a meno di associarlo a una tesi giuridica recentissima di F. Benaroio, dal titolo quasi filosofico: “Il concorso pubblico e l’eterno ritorno dell’uguale: le deroghe e le disfunzionalità dei concorsi dalla legge Giolitti-Orlando a oggi”.

La tesi di fondo è tanto lucida quanto amara: la storia del reclutamento nella Pubblica Amministrazione italiana non è un percorso lineare verso l’efficienza, ma un ciclo continuo che si ripete identico a se stesso. Un eterno ritorno.

Guardate la sequenza storica che emerge dalla foto e provate a dirmi se non è un loop infinito:

1 La Regola (sulla carta): Il concorso pubblico come strumento principale, l’art. 97 della Costituzione, i paletti del 1971 sui contratti “trimestrali”, l’art. 36 del d.lgs. 29/1993, fino al TUPI (d.lgs. 165/2001) che dispone (nel testo d’epoca) che i contratti a termine si fanno “esclusivamente per comprovate esigenze di carattere temporaneo o eccezionale”.

2 La Disfunzione (nella realtà): Lo Stato non bandisce i concorsi nei tempi corretti o blocca le assunzioni; le macchine amministrative rischiano il collasso e, per sopravvivere, la PA inizia ad assumere in massa con forme flessibili e precarie (le deroghe).

3 La Sanatoria / Stabilizzazione: Quando il bacino dei precari diventa insostenibile, il legislatore interviene per sanare la situazione (nella foto si citano le proroghe del 1979 dopo la legge del 1977, ma potremmo citare i decreti Madia dopo la legge delega del 2015 e tutte le stabilizzazioni recenti).

4 Il Reset: Si azzera tutto, si torna a dire “Mai più precariato, d’ora in poi solo concorsi!”…(vedi la crisi attuale delle stabilizzazioni dirette in tutti i comparti) e il ciclo ricomincia da capo.

Il paradosso del concorsista:

Dalla legge Giolitti-Orlando di inizio Novecento (istitutiva della regola del concorso) a oggi, l’eccezione (la deroga, il precariato, la procedura straordinaria) è diventata così strutturale da farsi regola. Chi studia per mesi o anni sui libri si trova sospeso in questo “eterno ritorno”: da un lato gli si chiede il massimo rigore per superare selezioni tostissime, dall’altro vede il sistema nutrirsi costantemente di contratti a termine (che il 2° comma del 36 TUPI istituzionalizza anche in sede di graduatorie a t.i.: “per prevenire fenomeni di precariato, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato” ) che provano a tamponare le falle storiche del sistema.

Come scrive la Benaroio, le deroghe e le disfunzionalità sembrano scritte nel DNA della nostra PA.

E voi, in quale fase di questo “eterno ritorno” vi trovate? Siete nella fase dello studio per concorso ordinario, o in quella del contratto a termine “temporaneo” che vi potrebbe portare dritti verso l’ennesima stabilizzazione (se ancora funzionassero…)?


estratto da L’ufficio del processo nel prisma della giustizia civile sostenibile: organizzazione, economia, digitalizzazione - Cacucci editore - Casa Editrice fondata nel 1929
F.Benaroio (tesi dottorato)
https://boa.unimib.it/retrieve/0668f563-190c-45c4-a6d3-aed07b7c7a7d/phd_unimib_826214.pdf