Quando nella PA l’efficienza organizzativa può suggerire la valorizzazione interna dei dipendenti senza che oggi, sul piano giuridico,venga imposta

Un post sul gruppo Facebook Concorsi pubblici di Chiarelli mi ha visto intervenire e interagire in dialogo (se così si può dire…) con almeno un altro utente, oltre all’autore del post (entrambi anonimi peraltro).

Il tema era il seguente:

“Se l’amministrazione deve coprire un posto di funzionario di nuova istituzione (figura non presente in organico), quali sono le modalità di reclutamento?
La progressione verticale, se ci sono dipendenti cat. C con i titoli di accesso dall’esterno, ha una prevalenza rispetto a concorso o mobilità esterna?”

https://www.facebook.com/groups/338378656798172/?multi_permalinks=1960850757884279

Piccola nota preliminare.
Credo che il riferimento ai “titoli di accesso dall’esterno” vada inteso nel senso che gli interni possiedono già i requisiti richiesti per partecipare a un concorso per quella qualifica.
È un argomento che ha senso sul piano organizzativo (perché valorizza risorse già formate), ma non incide sul piano giuridico: il possesso dei requisiti non trasforma la progressione in modalità preferenziale rispetto al concorso, che resta la regola di accesso.

Nel corso della discussione, l’autore richiamava correttamente i principi di economicità, buon andamento e valorizzazione del merito.
Un altro utente sosteneva invece che, da una lettura sistematica del TUPI, si ricaverebbe una sorta di prevalenza delle progressioni verticali.

Il punto centrale, a mio avviso, è che si tende a confondere un criterio di buona amministrazione con un vincolo giuridico.

Che sia “più semplice” valorizzare gli interni può anche essere vero sul piano organizzativo; ma sul piano normativo il sistema – anche alla luce degli interventi più recenti – continua a qualificare il concorso pubblico come metodo ordinario e prioritario, in quanto presidio di imparzialità, trasparenza e apertura della selezione.

Non a caso, la dottrina più aggiornata evidenzia come si sia passati da un favor per soluzioni alternative (in primis lo scorrimento delle graduatorie, sulla scia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14/2011) a una logica inversa, in cui è semmai l’uso di strumenti diversi dal concorso (di per sé garanzia di imparzialità, trasparenza e selezione meritocratica) a richiedere giustificazione, anche alla luce del mutato quadro normativo (cfr. interventi più recenti, a partire dal c.d. Decreto PA 2025 ora legge 69/2025).

In questo senso si colloca anche la giurisprudenza amministrativa più recente (tra cui TAR Lombardia, Milano, Sez. III, n. 1272/2025 e n. 1202/2026), che valorizza il ruolo del concorso rispetto allo scorrimento, proprio in ragione del nuovo assetto normativo.

Questo, per inciso, non è frutto di “intelligenze artificiali”, ma trova riscontro anche in dottrina (tra le altre, nel Trattato Giuffrè – Diritto del lavoro, vol. III, sez. IV, cap. I “Accesso e progressioni di carriera”, A. Riccobono), dove si ricostruisce chiaramente il passaggio:

  • dal favor per lo scorrimento

  • alla rivalutazione del concorso quale strumento ordinario di reclutamento.

Quanto alle progressioni tra aree, l’art. 52, comma 1-bis, D.Lgs. n. 165/2001 ne consente l’attivazione, ma non attribuisce loro alcuna prevalenza rispetto al concorso pubblico.
È possibile riservare una quota di posti al personale interno in possesso dei titoli richiesti per l’accesso dall’esterno, ma resta fermo il principio per cui l’accesso dall’esterno deve essere adeguatamente garantito (Corte cost. n. 90/2012; n. 37/2015; CGAS n. 134/2019).

Le progressioni verticali, inoltre, sono procedure selettive, limitate e programmate, condizionate dalla contrattazione collettiva e dai vincoli di risorse.

In sintesi:
la progressione verticale è una possibilità, non una modalità preferenziale.
La copertura di nuovi posti di funzionario avviene ordinariamente tramite concorso pubblico, eventualmente accompagnato da riserve per il personale interno, ma sempre nel rispetto del principio di accesso dall’esterno.

Valorizzazione interna dei dipendenti nella PA per efficienza organizzativa

CONTENUTO

Nella Pubblica Amministrazione ¶, l’efficienza organizzativa è un obiettivo cruciale che può essere raggiunto attraverso la valorizzazione interna dei dipendenti. Questo approccio si basa su contesti di alta performance collaborativa, benessere organizzativo e leadership fondata sulla fiducia, piuttosto che su imposizioni giuridiche rigide. La riforma Brunetta, sancita dal D.Lgs. 150/2009, ha introdotto la valutazione individuale come strumento per migliorare le performance, ma ha anche evidenziato criticità come conflittualità e scarsa collaborazione tra i dipendenti.

Per affrontare queste problematiche, è necessario adottare modelli che premiano i risultati organizzativi, la meritocrazia e l’innovazione interna. I Piani Triennali di Fabbisogno di Personale, previsti dall’art. 19 dello Statuto del Formez PA, e le direttive ministeriali per il periodo 2023-2025, rappresentano strumenti strategici per promuovere questa valorizzazione. Questi strumenti non solo incentivano la crescita professionale dei dipendenti, ma favoriscono anche un ambiente di lavoro più collaborativo e produttivo.

L’approccio alla valorizzazione interna deve coniugare il capitale umano con il valore pubblico, permettendo trasformazioni contrattuali basate sul merito e una gestione agile delle risorse. Questo supera le logiche burocratiche tradizionali e si orienta verso performance sostenibili e innovative.

CONCLUSIONI

La valorizzazione interna dei dipendenti nella PA non è solo una questione di miglioramento delle performance individuali, ma un elemento chiave per l’efficienza organizzativa complessiva. Attraverso un approccio meritocratico e collaborativo, è possibile creare un ambiente di lavoro che stimoli l’innovazione e il benessere, contribuendo così a un servizio pubblico di qualità.

IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA

Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, comprendere l’importanza della valorizzazione interna è fondamentale. Essere consapevoli delle opportunità di crescita professionale e delle modalità di partecipazione ai Piani Triennali può rappresentare un vantaggio competitivo. Inoltre, sviluppare competenze relazionali e collaborative è essenziale per emergere in un contesto che premia la performance e l’innovazione.

PAROLE CHIAVE

Valorizzazione interna, efficienza organizzativa, Pubblica Amministrazione, meritocrazia, D.Lgs. 150/2009, Piani Triennali, capitale umano.

ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI

  1. D.Lgs. 150/2009 - Riforma Brunetta.
  2. Statuto del Formez PA, art. 19.
  3. Direttive ministeriali 2023-2025.
  4. Normativa sulla gestione delle risorse umane nella PA.
  5. Documenti di programmazione e pianificazione del personale nella PA.

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