Una deriva argomentativa senza fondamento giustificare la riforma dell’accesso alla dirigenza col “tempo sottratto al lavoro” da parte di chi studia per i concorsi. - Le Autonomie Una deriva argomentativa senza fondamento giustificare la riforma dell'accesso alla dirigenza col "tempo sottratto al lavoro" da parte di chi studia per i concorsi. - Le Autonomie
Riforma dell’accesso alla dirigenza nella Pubblica Amministrazione: il doppio canale e le critiche
CONTENUTO
La recente approvazione del disegno di legge “Merito” da parte della Camera dei Deputati rappresenta un passo significativo nella riforma della Pubblica Amministrazione ¶ voluta dal ministro Zangrillo. Questa riforma introduce un nuovo modello di accesso alla dirigenza, articolato in un doppio canale. In particolare, il 70% dei posti dirigenziali di II fascia sarà riservato a concorsi, con una suddivisione del 50% per corsi-concorso organizzati dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) e il 20% per enti. Il restante 30% sarà accessibile tramite un percorso interno riservato a funzionari con almeno cinque anni di servizio o due anni di elevata qualificazione, a condizione che soddisfino specifici requisiti di titoli (D.lgs 165/2001, artt. 25 e 28).
Il nuovo iter di selezione prevede tre fasi: una selezione comparativa gestita da una commissione di sette membri (quattro interni e tre esterni), che valuterà titoli, lavoro svolto, una prova scritta e un colloquio. Gli incarichi avranno una durata di tre anni, rinnovabili una sola volta, con una valutazione finale dopo quattro anni per la possibile stabilizzazione. Per l’accesso alla dirigenza di I fascia, il 50% dei posti sarà riservato a funzionari di II fascia con almeno cinque anni di esperienza, attraverso una procedura comparativa senza prove.
L’obiettivo di questa riforma è quello di valorizzare le competenze acquisite sul campo, spostando l’attenzione dalla mera preparazione per i concorsi a una valutazione più ampia delle esperienze professionali. Tuttavia, la riforma ha suscitato critiche, in particolare da parte dell’Associazione Le Autonomie, che ha contestato l’argomentazione secondo cui il nuovo sistema sottrarrebbe tempo al lavoro di chi si prepara per i concorsi.
CONCLUSIONI
La riforma dell’accesso alla dirigenza nella PA rappresenta un tentativo di modernizzare e rendere più meritocratico il sistema di selezione dei dirigenti. Tuttavia, le critiche sollevate evidenziano la necessità di un equilibrio tra esperienza pratica e preparazione teorica, affinché il sistema possa realmente valorizzare le competenze necessarie per una dirigenza efficace.
IMPLICAZIONI PER IL DIPENDENTE PUBBLICO / CONCORSISTA
Per i dipendenti pubblici e i concorsisti, questa riforma implica un cambiamento significativo nel modo in cui si preparano per l’accesso alla dirigenza. Sarà fondamentale considerare non solo la preparazione per i concorsi, ma anche l’acquisizione di esperienze pratiche e competenze specifiche. I funzionari dovranno quindi investire nel proprio sviluppo professionale per rimanere competitivi nel nuovo scenario.
PAROLE CHIAVE
Riforma PA, dirigenza, concorso, doppio canale, merito, funzionari pubblici, selezione comparativa.
ELENCO RIFERIMENTI NORMATIVI
- D.lgs 165/2001, art. 25
- D.lgs 165/2001, art. 28
- Disegno di legge “Merito” (approvato dalla Camera dei Deputati)

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